Saturn V, il razzo usato dalla NASA nei programmi Apollo e Skylab

Saturn V
Il Saturn V che lancerà l’Apollo 17

Saturn V era alto 110 metri e aveva un diametro di 10 metri.

Un totale di 13 Saturn V furono lanciati tra il 1967 e il 1973 e tutti i lanci si conclusero con successo. Il carico principale per cui questi razzi furono utilizzati fu la serie di missioni Apollo, che portò alcuni astronauti sulla Luna.

Ma come è nato questo razzo?

Negli anni della guerra fredda, l’Unione Sovietica aveva messo a segno dei risultati formidabili fino a quel momento, lanciando il primo uomo nello spazio nel 1961, Juri Gagarin, e il primo satellite artificiale addirittura quattro anni prima.

Nel maggio del 1961 il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy annunciò al Congresso la volontà di mandare il primo uomo sul nostro satellite entro la fine degli anni Sessanta. Pochi mesi dopo, nel gennaio del 1962, la Nasa iniziò a lavorare a questo gigante dei cieli, che avrebbe volato per la prima volta il 9 novembre del 1967.

Il Saturn V fu progettato da un team guidato da Wernher von Braun.

Il geniale scienzato tedesco fu una delle figure principali nello sviluppo della missilistica nella Germania nazista prima e negli Stati Uniti poi, dove è ritenuto il capostipite del programma spaziale americano.

Il Saturn V era composto da tre stadi.

Il primo, alto 42 metri e posto nella parte inferiore aveva il suo compito era quello di far decollare il razzo da Terra con i suoi cinque motori. Arrivato intorno ai 65 chilometri di altezza Saturn V se ne sbarazzava lasciandolo cadere in mare.

Anche il secondo stadio montava cinque motori e il suo compito era quello di portare il razzo verso gli strati più alti dell’atmosfera. Esaurito il suo compito, anche questo componente veniva espulso.

Il terzo e ultimo stadio serviva a mettere il Saturn V in “orbita di parcheggio” intorno alla Terra, in attesa che dal Centro controllo missione di Houston arrivasse il via libera per riaccendere i motori e dirigersi verso la Luna.

In fase di test dei motori, le vibrazioni del suolo si potevano percepire a 80 miglia di distanza e durante il lancio di questo gigantesco missile tutte le stazioni sismiche degli Stati Uniti registravano una scossa.
Le vibrazioni erano tali che, anche a 5 km di distanza, chi assisteva al lancio veniva scosso da queste.
Per la grande quantità di carburante che aveva, veniva considerato una “bomba volante” e soltanto tre persone potevano infrangere il limite di sicurezza dei 3 km: gli astronauti.

Oggi è possibile ammirare questo pezzo di storia dell’aviazione spaziale nel Johnson Space Center, a Huston, dove è attualmente esposto un esemplare dotato degli stadi previsti per un lancio reale.

Autore: Fiorenzo Foglia

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