Il paradosso della stanza cinese ed il collasso della funzione d’onda

Conoscete il paradosso della stanza cinese?

Appena qualche articolo fa abbiamo posto l’attenzione sul fatto che la realtà possa essere semplicemente il contenuto della nostra coscienza e che il collasso della funzione d’onda possa essere non un fenomeno fisico oggettivo, bensì un fenomeno psicologico soggettivo.
RobotIl concetto tanto famoso riguardo il fatto che quando ha luogo l’osservazione la funzione d’onda “collassa”, e in quell’esatto momento ci capiterà di trovare la particella osservata in un posto preciso, ormai dovrebbe essere diventato per noi familiare.
Abbiamo quindi discusso del ruolo cardine che ha la coscienza dell’osservatore rispetto alla particella osservata anche illustrando l’esperimento della doppia fenditura.

L’interrogativo che però vogliamo porci adesso, a completamento di quanto già discusso, è ancora più sfidante: cos’è la coscienza? Ed inoltre: un calcolatore (o magari un robot) potrebbe averne una?

Se così fosse, lo strumento di misura e l’osservatore cosciente potrebbero in qualche modo coincidere; ci avete mai riflettuto?

Ma partiamo dal principio (per fare ciò approfitto di un breve articolo scritto ad hoc dal mio amico Fiorenzo Foglia)…

In epoca classica i più grandi pensatori dell’epoca si applicarono ad esaminare e scandagliare i misteri dell’esistenza: cosa è una mente? e una coscienza? ma sopratutto, è nato prima l’uovo o la gallina?

No, non sto scherzando: il paradosso dell’uovo e della gallina è citato da Aristotele e Plutarco.

Quei tempi sono passati, e anche le domande che ci facciamo sono cambiate – non perché abbiamo trovato
una risposta alle domande precedenti, sia chiaro. Ma perché anche i filosofi si stancano di cercare di rispondere sempre alle stesse domande senza arrivare al bandolo della matassa.

E così, oggi ci chiediamo: una macchina può avere una mente?

Tra gli studiosi di intelligenza artificiale è da anni in atto una lotta serrata sull’argomento. Quelli che pensano che le macchine,se opportunamente addestrate o programmate, possano arrivare ad essere coscienti, sono i fautori della cosiddetta Intelligenza Artificiale Forte.
Quelli che invece pensano che no, che diamine, il mio frigorifero non inizierà mai a rimproverarmi per quello che mangio e il mio frullatore non diventerà mai autocosciente e non cercherà mai di conquistare il mondo – ecco, queste anime candide così confidenti nelle macchine sono i fautori di quella che viene chiamata Intelligenza Artificiale Debole.

Queste due fazioni si danno battaglia in scontri all’ultimo sangue a colpi di… no, niente, a colpi di articoli sulle riviste. Dopotutto sono dei filosofi con l’aggravante di essere anche un po’ nerd.

Tra chi dorme tra due guanciali irresponsabilmente mentre le macchine stanno tramando contro di noi, c’è John Searle, professore di filosofia all’Università di Berkeley.
Searle ha ideato un esperimento mentale, o un paradosso, chiamato “Paradosso della stanza cinese”, teso a dimostrare che un qualsiasi strumento che manipola simboli e li trasforma – come fa un computer – non sarà mai in grado di acquisire una coscienza di quello che fa.

Searle chiede di immaginare una stanza, che abbia come unica apertura una feritoia in cui si può inserire un foglio.
Supponete ora che nella feritoia viene inserito un foglio con una domanda in cinese. Nella stanza è presente un uomo che prende il foglio dalla feritoia. L’uomo non capisce il cinese, quindi non sa cosa c’è scritto. L’uomo prende un libro che contiene delle istruzioni, confronta i simboli che vede nel foglio con quelli che sono presenti nel libro con le istruzioni. Segue le istruzioni e verga una risposta, scrivendo degli ideogrammi cinesi come gli dicono le istruzioni di fare. Non capisce il significato della frase che sta scrivendo. Alla fine del procedimento, l’uomo restituisce il foglio con la risposta attraverso la fessura.
In pratica, l’uomo si è comportato come un algoritmo che ha preso dei simboli, ha creato una risposta manipolando tali simboli, e ha restituitola risposta alla persona fuori dalla stanza. Che legge la risposta alla domanda che ha fatto, e se ne va tutto contento perché ha avuto la risposta che cercava.

Ora, dice Searle: dove sta la coscienza che ha capito la domanda e ha di conseguenza dato una risposta?

Certo non nell’uomo nella stanza, che non ha capito una beneamata né della domanda né della risposta – e che, probabilmente, stava solo pensando a come scappare da là dentro. Non è certamente nei libri che contengono le istruzioni, e nemmeno nella stanza.
Quindi, dice Searle, le macchine, che sono solo dei meri manipolatori di simboli, non capiranno mai quello che fanno.

Sono state proposte diverse risposte per confutare la teoria di Searle – ad esempio, quella che non è l’uomo, la stanza o il libro ad essere cosciente, ma il sistema nel suo insieme.

Ed ecco qui, la nuova domanda del Ventunesimo secolo, con cui trastullarci per secoli (o fino a che una macchina non si risveglierà): non “è nato prima l’uomo o la gallina”, ma “la stanza cinese capisce le risposte che dà?”.

E voi che ne pensate? Le macchine potranno mai avere una coscienza, e capire quello che stanno facendo?

Se così fosse, il concetto di osservatore cosciente sarebbe assolutamente da ridiscutere sotto una luce del tutto nuova.

Albert Einstein And Niels Bohr
Scienza
La teoria della misurazione di Bohr

Spesso viene da chiedersi: “Cosa realizza la realtà?” Tratto da: Fisica quantistica per curiosi Esistono diverse risposte alla domanda “Cosa realizza la realtà?” e la prima risposta è contenuta nella teoria della misurazione di Bohr (scuola di Copenhagen), riportata nel testo dello studioso “Atomic theory in the description of nature” (Cambridge, 1934). Ed in essa si afferma che la riduzione della funzione d’onda avvenga a livello dello strumento di misura. Quest’ultima è l’interpretazione della meccanica quantistica maggiormente condivisa fra gli studiosi (nessuna speranza quindi che la coscienza dell’osservatore entri in ballo nel processo di realizzazione della realtà). Bohr volle subito eliminare la figura di un osservatore cosciente, e pensò immediatamente come sostituirlo con diversi artifizi. In pochi anni fu quindi messa a punto la versione definitiva della “interpretazione di Copenaghen”, la quale sostituì ad esso una “reazione termodinamica irreversibile”, affinché quindi lo stato non oggettivo potesse diventare uno stato oggettivo. La cosa fa nascere però alcune perplessità: sembrerebbe infatti impossibile che l’esistenza del mondo microscopico debba dipendere da eventi termodinamici irreversibili, ovvero eventi “macroscopici”. Non dovrebbe essere il contrario? Cioè che il macroscopico dipenda dal microscopico? Per questo ed altri motivi, molti fisici tra cui in primis Wigner (ne abbiamo parlato illustrando …

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Scienza
Due anni di oscurità: così l’asteroide ha sterminato i dinosauri

Prima l’impatto del gigantesco asteroide, poi i terremoti e gli tsunami. Il cielo si riempie di fuliggine e la Terra sprofonda nell’oscurità per due anni: ecco come i dinosauri si sono estinti 66 milioni di anni fa dalla faccia del pianeta. SCOPERTE – Circa 66 milioni di anni fa un asteroide largo dieci chilometri si è schiantato sulla Terra, nella regione oggi conosciuta come penisola dello Yucatan. L’impatto del gigantesco asteroide ha causato terremoti, tsunami ed eruzioni vulcaniche, ma soprattutto ha sollevato una coltre di fuliggine nell’atmosfera. I cieli si sono ricoperti di un manto nero e per due lunghi anni il pianeta è stato avvolto dall’oscurità. Le piante hanno smesso di eseguire la fotosintesi, il clima è cambiato e per i dinosauri sopravvissuti agli incendi e all’impatto non c’è stato scampo: tre quarti delle specie viventi sono scomparse durante l’estinzione del Cretaceo-Paleocene. Questo è lo scenario che spiega come è avvenuta l’estinzione dei dinosauri nello studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences e condotto da Charles Bardeen, scienziato del National Center for Atmospheric Research (NCAR), in collaborazione con i ricercatori della NASA e della University of Colorado a Boulder. I ricercatori hanno stimato la quantità di fuliggine prodotta dagli incendi causati dall’impatto dell’asteroide e sono stati …

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