Manicaretti cosmici

Un racconto umoristico sugli alieni

UfoLa bambina osservava il suo gatto con espressione severa nei grandi occhi azzurro cielo.

“Mio Dio, guardati, Fluffy. Un giorno dovrò decidermi a metterti a dieta”, dichiarò quindi con fare impertinente.

Il micio non sembrava particolarmente toccato dalla considerazione, e si guardava intorno in cerca di qualcosa di commestibile.

Era un primo pomeriggio d’estate, quando nessuno osa ancora popolare le strade e la canicola è tale che persino il sole sembra volersi rinfrescare tuffandosi flemmaticamente nell’oceano a sera, quando il giorno si dà vinto al caldo e alla noia.

La ramanzina venne interrotta da un rumore assordante e da un odore di bruciaticcio proveniente dalla collina che sovrastava la villetta dove giocavano la bimba e il gatto: una grande astronave grigia e fumante si era appena appoggiata a terra su zampe lucide di metallo. Strane creature cineree e umanoidi scesero e si diressero verso la frugoletta.

“Xampus, ci siamo: è arrivato il momento di agire. Accenda il traduttore chitammuonico.”

“Operativo, Capo.”

“Peccato che i terrestri non hanno il detto ‘rubare le caramelle ai bambini’, perché si adatterebbe perfettamente al momento.

Salve, curiosa e giovane creatura terrestre: noi veniamo in pace, ma affamati. Sappi che siamo viaggiatori planetari e siamo lieti di fare la tua conoscenza. Per arrivare fin qui abbiamo attraversato le sbuffanti fonti di elio su Giove ed affrontato i Gioviali, socievoli indigeni dalla voce buffissima soliti ad importunare i visitatori con improbabili imitazioni. Abbiamo solcato i confini di Urano, un posto fatto di acqua, metano e ammoniaca – perfetto per sgrassare e candeggiare i nostri indumenti sporchi della polvere delle stelle e della cucina piuttosto grassa di Xampus. Abbiamo perfino acquistato un appartamento su Plutone, salvo poi vederlo tristemente declassato a pianeta nano con conseguente perdita del suo valore immobiliare. Ed ora siamo qui, al tuo cospetto, con una richiesta che spero accetterai.”

“Chiamo la mamma?”

“No, cara. La mamma non serve. Semplicemente vorremmo proporti uno scambio equo, qualcosa che ci renda soddisfatti entrambi. Xampus, proceda con l’offerta!”

“Certo, capo! Ecco, vedi bambina, quello che vorremmo offrirti è questo nuovo ritrovato della tecnica in legno di forma panciuta ma affusolata alla base, che viene fatto ruotare velocemente sul suo asse verticale. Il tutto semplicemente in cambio del tuo appetitosissimo gatto.”

“Una trottolina?” La bimba aveva un’aria perplessa.

“Capo, non l’ha bevuta.”

“Insista Xampus.”

“Tenero virgulto, devi sapere che a noi i gatti piacciono. Tanto. Ma davvero tanto.”

“Oh, come al nonno! Lui è italiano, sai? ci racconta sempre dei gatti e di quando era giovane al suo paese, Vicenza.”

“Ecco, sì.”

“Mamma dice che ora che non ragiona più tanto bene ed è meglio non lasciarlo da solo con il micio.”

“Capitano, ha sentito?”

“Dunque ci sono buongustai anche qui! E vogliono questo gatto! Meglio alzare la posta, Xampus.”

“Certo, Capo! Boccoluto essere senziente, sei più furba di quello che sembrava, ti rispetto per questo! Vuoi alzare il prezzo, ci sto! Ti offro, ti offro… ecco! Un giro nella nostra astronave! Sarai il primo essere terrestre a visitarla senza essere cucin.. ehm, portato nello spazio. Che te ne pare?”

“Avete i cartoni animati?”

“No.”

“Le giostre?”

“No. Ogni tanto il Capo vuole salire a cavalluccio, ma non conta.”

“Qualcosa di buono da mangiare?”

“Sì! Abbiamo il gelato!”

“Che gusti?”

“Gatto, variegato al caffè, zinco, limone e tizio che abitava in fondo al viale.”

“Non mi piace il limone.”

“Dovresti provare il gelato al tizio, allora.”

“Non mi va il gelato ora.”

Fluffy (o, come lo chiamava a volte il nonno, Coniglio) non aveva perso d’occhio i due tizi appena arrivati. Con andamento pigro e piglio incerto portò pancia fin lì e iniziò a strusciarsi loro addosso. Certo, i due nuovi avevano un colorito grigiastro di chi non mangia abbastanza croccantini, ma non bisognava mai disperare, magari gli allungavano qualcosa comunque.

“Capo, che buon odore che ha!”

Il gatto ondeggiò la coda sotto il naso di Xampus.

“Guarda come è panciuto! Starebbe benissimo con dei tuberi di Urano e una spolverata di pecorino sardo!”

Distratto com’era, Xampus fece cadere il mentecomando dell’astronave, e Fluffy ci balzò sopra pensando fosse cibo.

Il veivolo alieno spiccò un volo verticale da shuttle della NASA prima maniera, virò per qualche secondo in maniera obliqua e scostumata verso destra, quindi fermandosi su se stesso cominciò a ruotare vertiginosamente come un mastodontico fidget spinner.

Il calore che sprigionava quel giocattolino era infernale – sufficiente a bruciare i cappelli di paglia dei pochi passanti che ebbero la sfortuna di ritrovarsi nei paraggi.

“Xampus, il gatto sta telepaticamente manovrando l’astronave, evidenza palese del fatto che lei non ha inserito il bloccasterzo!”

“Mi scusi Capo, credevo non fosse più necessario da quando nella polizza di assicurazione ha fatto inserire la clausola furto e incendio.”

L’ammasso metallico e lucente sembrava ormai del tutto fuori controllo, tanto che alcune vecchine del paese smisero di spettegolare delle proprie nuore e cominciarono ad indicarne la sua curiosa traiettoria che, sbilenca, puntava dritta alla vicina contea di Chaves, un postaccio di allevatori e soldati della vicina base aerea.

Lo schianto fu fragoroso: un tonfo da mandria di bufali sovrappeso che fa bungee jumping simultaneo e senza corda.

“Capo, mi sa che è necessario andare a riprendersi il mezzo.”

“Affermativo, Xampus. Lasciamo il manicaretto alla bimba e risolviamo prima l’inconveniente”. I due si diressero verso quello che da una certa distanza appariva essere un ranch, ora sparso di rottami,  lamine e asticelle.

La bimba guardò con sguardo complice il micio: “quest’anno a Roswell gira davvero gente strana. Hai fatto bene Fluffy.”. Accennò un sorriso, poi si diresse dentro casa, alla ricerca della torta che la sua nonna qualche ora prima aveva amorevolmente infornato nella lavastoviglie (nemmeno la nonnina ci stava più tanto con la testa).

Il gatto fu contento della ricerca di cibo, poi fu distratto dal rumore di tante sirene militari.

La bambolotta e il suo socio felino non videro più quegli strani esseri, di cui si dimenticarono presto. Rimase però traccia di loro nel San Francisco Chronicle del 9 luglio 1947:

«Le numerose voci riguardanti il disco volante sono diventate realtà ieri quando l’intelligence del 509º Bomb Group dell’Ottava Air Force, Roswell Army Air Field, ha avuto la fortuna di entrare in possesso di un disco volante con la collaborazione di uno degli allevatori locali e dello sceriffo della contea di Chaves. L’oggetto volante è atterrato in un ranch vicino a Roswell la scorsa settimana. Non avendo un telefono, l’allevatore ha tenuto il disco fino a quando non è stato in grado di contattare l’ufficio dello sceriffo, che a sua volta lo ha riferito al Maggiore Jesse A. Marcel del 509º Bomb Group Intelligence Office. Sono immediatamente scattate misure e il disco è stato subito prelevato a casa dell’allevatore. È stato perquisito dalla Roswell Army Air Field e successivamente trasportato dal maggiore Marcel al quartier generale più alto.»

E quasi tutti vissero felici e contenti.

 

Autori: Luca Montemagno e Fiorenzo Foglia
https://www.facebook.com/ilmiogattoodiaschrodinger/

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