L’universo è una illusione?

Parliamo di David Bohm, noto fisico dell’Università di Londra, recentemente scomparso.

Egli sosteneva che a conferma di tutto ciò di cui abbiamo finora discusso la realtà oggettiva ha modo di esistere.

Secondo la sua tesi, l’universo sarebbe in realtà un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.

A beneficio di tutti coloro che ignorino cosa sia un ologramma, procedo a spiegarne la natura.

Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l’aiuto di un laser. In pratica l’oggetto da fotografare, viene prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano, viene impresso sulla pellicola fotografica.

Fin qui tutto chiaro? No? Ok, ok, però scommetto che un paio di letture potrebbero esservi di aiuto e risultare risolutive.

La cosa comunque sbalorditiva, è che quella foto contraddistinta da praticamente un intrico di linee chiare e scure, quando è illuminata da un altro raggio laser è in grado di visualizzare l’immagine originale in tre dimensioni.

La tridimensionalità di tali immagini, comunque, non è l’unica caratteristica interessante degli ologrammi. Difatti se l’ologramma di un gatto viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scoprirà che ciascuna metà contiene ancora l’intera immagine del gatto.

 

ologramma 300x246 - L'universo è una illusione?

 

Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine.

Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall’ologramma integro!

Spettacolare.

Se ci pensate bene, questa caratteristica degli ologrammi ci fornisce una maniera totalmente nuova di comprendere i concetti di organizzazione e di ordine.

Ci suggerisce un sorta di nuovo tipo di olismo.

Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni fisici potrebbero rientrare in questo tipo di approccio.

Una intuizione che suggerì a Bohm una strada diversa per comprendere la scoperta del professor Aspect.

Il concetto di per sè è fondamentalmente semplice, se ci pensate.

Bohm si convinse che il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa, risiede nel fatto che la loro separazione è un’illusione.

Tali particelle, apparterrebbero ad uno stesso “organismo” e quindi non dovrebbero essere considerate entità individuali. Esse apparterrebero ad una sorta di campo che connette tutte le cose.

Facciamo un esempio.

Bohm, prendeva in ballo un acquario; noi invece utilizziamo il nostro consueto gatto.

Immaginate un felino, riposto in un box trasparente, ripreso da due telecamere distinte: una laterale ed una frontale.

Mentre guardiamo i due monitor televisivi, possiamo pensare che i gatti visibili sui monitor siano in realtà due. Le due telecamere infatti ci mostrerebbero immagini abbastanza diverse.

Solo mediante una occhiata più accurata, potremmo accorgerci che in realtà vi è un certo legame tra loro: quando uno si gira, anche l’altro si gira; quando uno guarda di fronte a sé, l’altro guarda lateralmente.

Una sincronizzazione felina alquanto sospetta, non credete?

Sembrerebbe esistere quasi una sorta di comunicazione instantanea tra di loro (vi ricorda qualcosa il concetto vero?).

Secondo Bohm, se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà. Esse sono sfaccettature di un’unità più profonda e basilare, che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto il nostro gatto. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste “immagini”, ne consegue che l’universo stesso è una proiezione, un ologramma.

Le ripercussioni ancora più profonde di una considerazione del genere, implicherebbero che, ad un livello più profondo, tutte le cose siano infinitamente collegate.

Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello di un gatto, sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni merluzzo che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo.

Tutto compenetra tutto.

Anche lo spaziotempo andrebbe analizzato in base a questa interpretazione.

In questa sorta di super-ologramma, il passato, il presente ed il futuro, coesistono simultaneamente.

Piuttosto avendo gli strumenti appropriati, un giorno potremmo spingerci entro un opportuno livello di realtà, che ci consentirebbe di cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato.

E’ il concetto di super magazzino cosmico in cui è presente Tutto ciò che Esiste.

Prima abbiamo affermato che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra; se ci pensate bene equivale a dire che l’informazione è distribuita non-localmente.

Tutto sembra tornare in modo semplice ed armonico.

 

Rielaborato da “Il mio gatto odia Schrodinger

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