La liquefazione del sangue di San Gennaro

Tratto da: San Gennaro

Così abbiamo descritto l’evento della liquefazione del sangue nel nostro precedente libro, Napoli Occulta: “La gente si accalca nel duomo di Napoli, strapieno. In fondo alla chiesa le persone chiacchierano tra di loro, più avanti pregano. Di fronte all’altare ci sono donne che cantano litanie e gridano.

Napoli Ribera San Gennaro 186x300 - La liquefazione del sangue di San GennaroSull’altare, in piedi, l’arcivescovo di Napoli scruta dentro un reliquiario d’argento e di vetro, sorride, mostra il contenuto della teca a una persona di fianco a lui.

La persona fa un cenno con la testa, prende un fazzoletto bianco dalla tasca e lo sventola. La folla stipata nella chiesa applaude. E’ il segnale che il miracolo è avvenuto: il sangue di San Gennaro, contenuto nella teca, si è sciolto. L’arcivescovo alza la teca in alto, inclinandola lentamente per far vedere a tutti che il contenuto è liquido. La folla applaude, sollevata: il santo ha mostrato anche questa volta la sua benevolenza verso la città. La carne dei corpi, il sangue, l’oro, il mistero e la paura. Questo posto, in questo momento, è la chiave per capire Napoli.

Non avete mai visto davvero qualcuno tifare per qualcosa, se non avete mai visto questa celebrazione: i fedeli napoletani pregano, supplicano San Gennaro, lo incitano e, se l’evento miracoloso tarda ad arrivare, le “parenti di San Gennaro” arrivano a rimbrottarlo.

Le persone attendono ogni anno, tre volte all’anno, l’evento soprannaturale. Non è solo voglia di assistere ad un evento misterioso, ma genuina preoccupazione: è considerato di cattivo auspicio quando il sangue non si scioglie.

Lo scioglimento del sangue è carico di un denso simbolismo. Con significato profondo e inconscio, il sangue liquefacendosi ritorna a scorrere nelle vene della città donando vitalità. Per questo la mancata liquefazione viene vista come un evento infausto. In secondo luogo, esso è ovviamente un simbolo cristiano: Gennaro fu ucciso per la sua fede, ma non è morto davvero. Come tutti quelli che hanno donato la propria vita per la fede, continua a vivere. E il sangue ne è testimonianza: esso torna liquido, ma soprattutto “rosso come appena sgorgato dalla ferita”, come ebbero a dire alcuni testimoni nei secoli scorsi. Cioè testimonia il momento del martirio, ma anche che la morte è sconfitta e che il sangue è vivo.

La liquefazione, poi, segna il continuare del patto tra il santo e la cittadinanza: è il segno, concreto, che il santo accorda un suo speciale riguardo alla città. E il patto viene rinsaldato ogni anno, addirittura tre volte all’anno: il sabato precedente la prima domenica di Maggio e negli otto giorni successivi; il 19 Settembre e per tutta l’ottava delle celebrazioni in onore del patrono, ed il 16 Dicembre.

In questo il culto di San Gennaro può essere accostato a quello delle varie divinità locali di epoca classica, che proteggevano il proprio popolo e avevano una giurisdizione limitata al proprio ambito territoriale.

Il sangue segna un patto che viene stretto tra il popolo napoletano e il santo, proprio come il patto tra il dio dell’Antico Testamento e il popolo ebraico.

Nel corso dei secoli si è sviluppata una vera e propria arte di interpretare il miracolo, che può essere “ottimo”, “buono”, “mediocre” o addirittura “sfavorevole”.

Si parla di miracolo ottimo o buono quando il sangue, estratto dall’armadio dietro l’altare della cappella, risulta ancora solido ma si liquefa nel giro di breve tempo e completamente, con colore rosso vivo. Il miracolo invece è detto mediocre se il sangue si scioglie con difficoltà, mettendoci più di un paio d’ore o non completamente. Risulta sfavorevole se ci mette più di tre ore e non si scioglie completamente.

Un’altra casistica particolarmente infausta accade quando il sangue viene estratto già liquefatto.

La liquefazione è definita come un fatto prodigioso dalla chiesa ed è approvata la venerazione popolare.

Attenzione: prodigio, non miracolo.

La differenza è sottile, ma presente: viene indicato come prodigioso un evento che esula dalle leggi della natura e che muove la meraviglia di chi guarda. Tale è lo scioglimento del sangue essendo impossibile, allo stato dell’attuale conoscenza dei fatti, un giudizio scientifico che spieghi il fenomeno della liquefazione.

Un miracolo invece prevede che vi sia l’intermediazione di un Santo, di Gesù o della Madonna. In questo caso la Chiesa, pur non negando il mistero insito nell’evento, non si pronuncia sull’effettivo intervento divino.

Considerato con profonda fede durante i secoli del medioevo e del Rinascimento, poi con scetticismo durante il secolo dei lumi, è solo nei primi anni del Novecento che il contenuto delle ampolle viene sottoposto alle prime analisi. Precisamente nel 1902, quando una prima analisi spettroscopica rivelò la presenza di ossiemoglobina, un composto solitamente presente nel sangue.

Nel 1904 la reliquia fu sottoposta anche a delle misurazioni di peso i cui risultati furono peraltro sorprendenti: vennero registrate delle variazioni di peso fino a 28 grammi, su un contenuto delle ampolle di 30 cc circa. Tali misteriose variazioni di peso non si sono più ripetute in seguito e tenuto conto che fu pesato l’intero reliquiario (tra oro e argento stiamo parlando di diversi chili) e non solo le ampolle, questo può far propendere per un errore strumentale dovuto alle condizioni di misurazione non ottimali.

Insomma, bisogna accontentarsi del “semplice” miracolo dello scioglimento.

Nel 1991 un articolo sulla rivista Nature avanzò l’ipotesi secondo cui all’origine del miracolo vi fosse un fenomeno noto come tissotropia, la proprietà di alcuni materiali (detti appunto tissotropici) di diventare più fluidi se sottoposti a una sollecitazione meccanica, come piccole scosse o vibrazioni, e di tornare allo stato precedente se lasciati indisturbati.

Questa ipotesi, seppur interessante, non può spiegare il miracolo – o comunque, non lo può spiegare completamente. Sono infatti ben documentati casi in cui il contenuto delle ampolle è stato trovato già sciolto all’apertura dell’armadio dietro l’altare, e altri in cui le abituali sollecitazioni associate al culto non hanno prodotto alcun risultato rilevante.

Un’altra ipotesi è quella per cui il contenuto sarebbe un misto di pigmento rosso e cere o paraffine con un basso punto di fusione: il calore delle candele e dei corpi lo farebbe sciogliere. Ma di nuovo, questa spiegazione non reggerebbe in ogni circostanza.

Altri articoli sono stati pubblicati in seguito per cercare di spiegare il fenomeno, ma senza riuscire a dare una risposta definitiva.

Il mistero intorno al sangue di San Gennaro è destinato a rimanere tale ancora per lungo tempo comunque: sebbene la chiesa abbia a più riprese invitato gli scienziati ad accostarsi al miracolo per poterne approfondire il mistero, tuttavia non permette alcuna analisi, se non indiretta, sul materiale contenuto nelle fiale: il rischio che il “sangue” venga corrotto è troppo alta.

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