Il multiverso

Il multivmultiverso 300x127 - Il multiversoerso è una ipotesi scientifica che postula l’esistenza di universi coesistenti e alternativi al di fuori del nostro spaziotempo, spesso denominati dimensioni parallele.

Il termine fu coniato nel 1895 dallo scrittore e psicologo americano William James.

Il concetto di universi paralleli fu poi certamente ripreso da parecchi scrittori di fantascienza, divenendo praticamente un classico del genere.

Dal punto di vista filosofico, l’ipotesi è antica, ma da un punto di vista scientifico, il concetto di multiverso fu proposto in modo rigoroso per la  prima volta da Hugh Everett III nel 1957 nella interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica.

E’ doveroso premettere che l’ipotesi si colloca attualmente nella scienza di confine, ma è talmente affascinante che devo assolutamente parlarvene.

Tra i sostenitori di almeno uno dei modelli del multiverso ci sono comunque Stephen Hawking, Steven Weinberg, Brian Greene, Michio Kaku, Neil Turok, Lee Smolin, Max Tegmark, Andrej Linde e Alex Vilenkin. Non proprio gli ultimi arrivati.

Il concetto di multiverso, quello proposto da Hugh Everett III nella sua tesi di dottorato (The Many-Worlds Interpretation of Quantum Mechanics, abbreviata in MWI), prevede essenzialmente che che ogni misura quantistica porti alla divisione dell’universo in tanti universi paralleli quanti sono i possibili risultati dell’operazione di misura.

In pratica secondo questa teoria, il gatto non è o vivo o morto. E’ vivo e morto, ma in due universi paralleli (vedi: paradosso del gatto di Schrödinger)

Io rimarrei in meditazione per almeno i prossimi 20 secondi. Fate pure che vi aspetto.

Le leggi fisiche sarebbero uguali ovunque, e praticamente accadrebbe che non avvenga mai il cosiddetto collasso della funzione d’onda, il quale riduce l’osservabile ad un solo rilevabile stato conclusivo fra quelli teoricamente previsti.

Ognuno degli stati possibili quindi, si concretizzerebbe materialmente tramite la continua diramazione dell’intera realtà/universo che li contiene. Il tutto procedendo in maniera coerente con gli stati risultanti e secondo le probabilità con cui essi possono manifestarsi (seguendo quindi le previsioni delle rispettive funzioni d’onda).

Sono concetti che probabilmente avrete bisogno di leggere più di una volta.

Banalizzando, la teoria prevede che il vostro animale domestico possa esistere nelle infinite dimensioni parallele previste, in tutte le maniere possibili.

Grasso/magro, con occhi chiari/con occhi scuri, con pochi peli/con molti peli, con i baffi lunghi/senza baffi, con poca fame/con molta fame.

Nel caso del mio gatto rimango scettico sulla opzione “con poca fame”, ma si sa, a volte la scienza porta a risultati del tutto inaspettati.

Tratto da: “Il mio gatto odia Schrödinger

Albert Einstein And Niels Bohr
Scienza
La teoria della misurazione di Bohr

Spesso viene da chiedersi: “Cosa realizza la realtà?” Tratto da: Fisica quantistica per curiosi Esistono diverse risposte alla domanda “Cosa realizza la realtà?” e la prima risposta è contenuta nella teoria della misurazione di Bohr (scuola di Copenhagen), riportata nel testo dello studioso “Atomic theory in the description of nature” (Cambridge, 1934). Ed in essa si afferma che la riduzione della funzione d’onda avvenga a livello dello strumento di misura. Quest’ultima è l’interpretazione della meccanica quantistica maggiormente condivisa fra gli studiosi (nessuna speranza quindi che la coscienza dell’osservatore entri in ballo nel processo di realizzazione della realtà). Bohr volle subito eliminare la figura di un osservatore cosciente, e pensò immediatamente come sostituirlo con diversi artifizi. In pochi anni fu quindi messa a punto la versione definitiva della “interpretazione di Copenaghen”, la quale sostituì ad esso una “reazione termodinamica irreversibile”, affinché quindi lo stato non oggettivo potesse diventare uno stato oggettivo. La cosa fa nascere però alcune perplessità: sembrerebbe infatti impossibile che l’esistenza del mondo microscopico debba dipendere da eventi termodinamici irreversibili, ovvero eventi “macroscopici”. Non dovrebbe essere il contrario? Cioè che il macroscopico dipenda dal microscopico? Per questo ed altri motivi, molti fisici tra cui in primis Wigner (ne abbiamo parlato illustrando …

Asteroide
Scienza
Due anni di oscurità: così l’asteroide ha sterminato i dinosauri

Prima l’impatto del gigantesco asteroide, poi i terremoti e gli tsunami. Il cielo si riempie di fuliggine e la Terra sprofonda nell’oscurità per due anni: ecco come i dinosauri si sono estinti 66 milioni di anni fa dalla faccia del pianeta. SCOPERTE – Circa 66 milioni di anni fa un asteroide largo dieci chilometri si è schiantato sulla Terra, nella regione oggi conosciuta come penisola dello Yucatan. L’impatto del gigantesco asteroide ha causato terremoti, tsunami ed eruzioni vulcaniche, ma soprattutto ha sollevato una coltre di fuliggine nell’atmosfera. I cieli si sono ricoperti di un manto nero e per due lunghi anni il pianeta è stato avvolto dall’oscurità. Le piante hanno smesso di eseguire la fotosintesi, il clima è cambiato e per i dinosauri sopravvissuti agli incendi e all’impatto non c’è stato scampo: tre quarti delle specie viventi sono scomparse durante l’estinzione del Cretaceo-Paleocene. Questo è lo scenario che spiega come è avvenuta l’estinzione dei dinosauri nello studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences e condotto da Charles Bardeen, scienziato del National Center for Atmospheric Research (NCAR), in collaborazione con i ricercatori della NASA e della University of Colorado a Boulder. I ricercatori hanno stimato la quantità di fuliggine prodotta dagli incendi causati dall’impatto dell’asteroide e sono stati …

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