Esperimento LUX: della materia oscura nemmeno l’ombra

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L’esperimento LUX (in foto: la camera a proiezione temporale). Crediti: Gigaparsec/Wikimedia Commons

Parliamo dell’esperimento LUX, uno degli esperimenti tesi ad osservare particelle di materia oscura e basato su strumenti tra i più sensibili al mondo in questo campo di ricerca: purtroppo anche questa volta nulla di fatto, il risultato è negativo. A conferma dell’esito di un esperimento analogo condotto pochi mesi fa dalla collaborazione PandaX-II a Sichuan, in Cina, i cui risultati sono stati pubblicati nel settembre 2016.
Ora i dubbi sulla validità del modello teorico attualmente più accreditato per spiegare la composizione della materia oscura si fanno atroci.

A seguire il link ad un articolo pubblicato su Physical Review Letters che ne discute abbondantemente.

Ma in cosa ha consistito l’esperimento?

Il cuore della prova che si è svolta in South Dakota è una grande vasca (detta “camera a proiezione temporale”) contenente xenon liquido ultrapuro.

L’interazione tra una particella di materia oscura o ordinaria con gli atomi di xenon può generare fotoni (i quanti di luce). Essi, raccolti da appositi rivelatori disposti alle estremità della camera, a seconda delle “firme” lasciate (il percorso dei fotoni è diverso a seconda che lo xenon interagisca con particelle di materia oscura o di materia ordinaria), danno modo ai ricercatori di riconoscere l’eventuale passaggio di materia oscura.

Cosa che però non è accaduta in questo caso.

Ovviamente la scelta  dello xenon non è casuale poiché si tratta di un gas nobile che interagisce poco con la materia ordinaria.

Dato il fallimento dell’esperimento in questione ora non ci resterà che attendere il risultato dei un’altra prova dello stesso tipo (tra cui XENON1T, in corso ai Laboratori del Gran Sasso). Oppure attendere la costruzione del LUX-ZEPLIN, erede di LUX, che avrà una sensibilità 70 volte maggiore del suo predecessore.

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