naples 260x165 - Lo strano caso del dottor Efisio Marini, detto "Il Pietrificatore"
Cultura

Lo strano caso del dottor Efisio Marini, detto “Il Pietrificatore”

La fissazione per i corpi, il sangue e la morte ha segnato la città per tutto il medioevo. Ma questa ossessione è riuscita anche, per dir così, a trasformarsi e ad entrare nella modernità. È il caso del dottor Efisio Marini detto “Il Pietrificatore”, vissuto nell’Ottocento. Il soprannome gli venne dato per via delle sue ricerche nel campo della conservazione di cadaveri e parti anatomiche. Efisio Marini elaborò un metodo completamente personale di mummificazione che permetteva di pietrificare i cadaveri senza tagli o iniezioni sugli stessi. La pietrificazione era invertibile: era possibile restituire ai corpi pietrificati il colore e la consistenza originali. Immaginate una persona schiva, che trafficava con pezzi di cadaveri, che mummificava con un procedimento segreto. E’ normale che fosse circondato da un alone sinistro creatosi intorno a lui anche a causa propria dimora, disseminata di reliquie anatomiche di persone e animali. Morì a Napoli l’11 settembre del 1900 senza rivelare le formule per attuare il suo metodo di imbalsamazione. Un alchimista o un mago, più che un dottore. Il Museo Anatomico di Napoli conserva alcuni dei lavori di Efisio Marchini. E sono davvero cose per chi ha lo stomaco forte: tra le opere conservate c’è anche un …

castel dell ovo 260x165 - Virgilio e Napoli: storia di un legame profondo
Cultura

Virgilio e Napoli: storia di un legame profondo

“Mi ha generato Mantova, il Salento mi ha strappato alla vita, ora Napoli conserva i miei resti; ho cantato pascoli, campi, eroi“. Questo è l’epitaffio di Publio Virgilio Marone, il famosissimo poeta il cui monumento funebre è collocato nel Parco Virgiliano a Piedigrotta a Napoli. Virgilio era noto, oltre che per le sue doti poetiche anche per le sue doti magiche; veri e propri poteri che spesso venivano utilizzati per proteggere la sua amata Partenope, città dalla quale era stato dolcemente adottato. La sua leggenda era talmente grande che fu eletto protettore della città, fino a quando il buon San Gennaro non si sostituì ad egli (non se n’abbia a male il vate, tutto sommato fu sostituito da una figura che definire cardine per Napoli è quanto meno riduttivo). In realtà tale sostituzione fu fortemente voluta dalla Chiesa al fine di eliminare ogni forma di paganesimo, oltre che dai Normanni che molto poco rispettosamente ne profanarono le ossa. Lessi in un libro alcune tra le sue imprese, molte di queste sono davvero curiose: Costruzione di mura a protezione del centro abitato. Beh, fin qui nulla di strano. La cosa peculiare però è che scelse un ben poco consueto metodo di …

palazzo donnanna2 260x165 - Napoli: Palazzo Donn'Anna
Cultura

Napoli: Palazzo Donn’Anna

Palazzo Donn’Anna è uno splendido palazzo monumentale del XVII secolo che si erge dal mare, cupo. Ubicato all’inizio della splendida via Posillipo, è uno dei più famosi palazzi di Napoli. Ad oggi non è visitabile, ed è interamente utilizzato come abitazione privata e diviso in vari condomìni. Chi vuole ammirare il palazzo in tutta la sua bellezza è costretto a farlo dalla adiacente spiaggia, anch’essa privata. “Non è diroccato, ma non fu mai finito; non cade, non cadrà, poiché la forte brezza marina solidifica ed imbruna le muraglie..” così viene descritto da Matilde Serao nel suo celebre “Leggende napoletane”. Il Palazzo, imponente sul mare di Posillipo, è una struttura assai ricca di fascino oltre che di macabro mistero. Caratterizzato da finestrelle senza vetri, arcate caretteristiche e ombre inquietanti, fu costruito nel Cinquecento su un edificio preesistente noto come La Serena, di proprietà di Dragonetto Bonifacio, nominato marchese dall’imperatore Carlo. Solo successivamente divenne di proprietà dei Ravaschieri, i quali poi lo vendettero per 800 ducati al principe Luigi Carafa di Stigliano, nonno della famosa Donna Anna Carafa – che nelle credenze popolari viene spesso confusa con la famosa e discussa regina Giovanna d’Angiò. Al di là dei fatti storici, sul palazzo …

Basilica Santa Chiara
Cultura

Napoli: Il Fantasma del Monastero di Santa Chiara

Tratto da: Napoli Occulta (La città degli spiriti > Il Fantasma del Monastero di Santa Chiara) La più grande chiesa di architettura gotica di Napoli e uno tra i più importanti e grandi complessi monastici della città è la basilica di Santa Chiara. Si tratta della più grande basilica gotica della città, caratterizzata da tre chiostri monumentali, dagli scavi archeologici nell’area circostante, e da un Monastero nelle cui sale è ospitato l’omonimo museo dell’Opera, la cui visita include anche il coro delle monache, con resti di affreschi di Giotto, un grande refettorio, la sacrestia ed altri ambienti basilicali. Costruita nella prima metà del Trecento da Roberto D’Angiò e da sua moglie Sancha di Maiorca, il chiostro sorge su un complesso termale romano risalente al I secolo d.C. ed è rinomato per le sue magnifiche maioliche ritraenti scene campestri e di festa. Ma se il monastero è presente in questa guida è per quanto di sovrannaturale conserva: c’è da segnalare che tuttora al suo interno è possibile percepire la presenza dello spirito di Sancha. È infatti dal 28 luglio 1345, giorno in cui fu tumulata nel monastero, che la sua anima pare vagare triste e insicura lungo il perimetro interno della …

Napoli Ribera San Gennaro 260x165 - La liquefazione del sangue di San Gennaro
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La liquefazione del sangue di San Gennaro

Tratto da: San Gennaro Così abbiamo descritto l’evento della liquefazione del sangue nel nostro precedente libro, Napoli Occulta: “La gente si accalca nel duomo di Napoli, strapieno. In fondo alla chiesa le persone chiacchierano tra di loro, più avanti pregano. Di fronte all’altare ci sono donne che cantano litanie e gridano. Sull’altare, in piedi, l’arcivescovo di Napoli scruta dentro un reliquiario d’argento e di vetro, sorride, mostra il contenuto della teca a una persona di fianco a lui. La persona fa un cenno con la testa, prende un fazzoletto bianco dalla tasca e lo sventola. La folla stipata nella chiesa applaude. E’ il segnale che il miracolo è avvenuto: il sangue di San Gennaro, contenuto nella teca, si è sciolto. L’arcivescovo alza la teca in alto, inclinandola lentamente per far vedere a tutti che il contenuto è liquido. La folla applaude, sollevata: il santo ha mostrato anche questa volta la sua benevolenza verso la città. La carne dei corpi, il sangue, l’oro, il mistero e la paura. Questo posto, in questo momento, è la chiave per capire Napoli. Non avete mai visto davvero qualcuno tifare per qualcosa, se non avete mai visto questa celebrazione: i fedeli napoletani pregano, supplicano San …

palazzo penne 260x165 - Napoli: Palazzo Penne o il palazzo del Diavolo
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Napoli: Palazzo Penne o il palazzo del Diavolo

Tratto da: Napoli Occulta L’antico Palazzo Penne è stato a volte chiamato il palazzo del Diavolo. Fatto costruire da Antonio di Penne (o Antonio Penne), segretario del re di Napoli Ladislao, nel 1409. Si narra che Antonio, appena giunto a Napoli, si innamorò di una bellissima ragazza. Quest’ultima, che già aveva altri corteggiatori, per non porre Antonio davanti ad un secco “no”, gli disse che l’avrebbe sposato solo se fosse riuscito a costruirle un palazzo… e in una sola notte. La richiesta era ovviamente impossibile da soddisfare, ma Antonio non volle cedere. La leggenda vuole che chiese aiuto al diavolo, che in cambio della costruzione del palazzo pretese la sua anima con tanto di contratto scritto. Ma non per niente Antonio era segretario del re: inserì nel contratto una clausola, per cui la sua anima sarebbe stata del diavolo solo se questi fosse riuscito a contare tutti i chicchi di grano che Antonio avrebbe sparso nel cortile del palazzo da costruire. Ottenuto il palazzo, Antonio dovette sottoporsi quindi alla prova con il diavolo. Ma assieme al grano, sparse nel cortile anche della pece: i chicchi di grano si attaccavano alle dita del diavolo, e i conti non tornavano mai. Gabbato …