Napoli: basilica di San Pietro ad Aram

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Basilica di San Pietro ad Aram

La basilica di San Pietro ad Aram costituisce l’inizio ideale per un percorso attraverso i misteri di Napoli. E se vi piace Dan Brown, allora vi sentirete come in uno dei suoi libri: questa chiesa è il crocevia di leggende su Pietro evangelista vecchie di migliaia di anni, culti semi–pagani, storie e superstizioni.

La chiesa oggi è completamente inglobata in uno degli edifici che affiancano Corso Umberto ed esternamente solo l’ingresso di pietra scolpita suggerisce la presenza della chiesa.

I turisti passano davanti al portone, magari diretti verso il Maschio Angioino, e buttano solo un’occhiata svogliata a questo portone. Passano così davanti ad un posto che, se le leggende che lo avvolgono fossero vere, sarebbe la più antica chiesa della cristianità ancora in uso. In effetti, più antica di San Pietro a Roma.

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Tratto da: Napoli Occulta

La leggenda vuole che l’apostolo Pietro, diretto verso Roma da Antiochia, si sia fermato a Napoli nel 44 dopo Cristo. Qui una donna anziana e malata chiamata Candida avvicinò il sant’uomo e lo scongiurò di guarirla da una malattia. Pietro lo fece e Candida si convertì al Cristianesimo. Candida poi portò a Pietro un suo amico, Aspreno, anch’egli infermo. Pietro guarì Aspreno, che si convertì. Giova notare come già i primi due cristiani di Napoli iniziano una tradizione che è continuata inalterata fino ad ora: chiedere favori ai santi. Favori di qualsiasi tipo. Non sorprende che questa città abbia decine di santi patroni: centinaia di migliaia di fedeli significa milioni di richieste all’anno. C’è bisogno di parecchi santi per spicciare tutte queste richieste.

Candida sarà poi conosciuta nei secoli seguenti come Santa Candida la vecchia. Aspreno diventerà vescovo di Napoli come testimoniato dal calendario marmoreo, una stele che riporta i nomi dei primi vescovi di Napoli.

Dice la leggenda che fu proprio Sant’Aspreno a fondare la Basilica di San Pietro ad Aram nel luogo in cui lui e Candida ricevettero il battesimo e dove Pietro disse messa. Anche il nome della chiesa ricorda questa leggenda: “ad aram” in latino significa “presso l’ara”, cioè presso l’altare, intendendo l’altare usato da Pietro. E infatti un’altra leggenda vuole che nella chiesa sia ancora presente tale altare, di cui ormai non è più nota la collocazione precisa.

Queste leggende non possono essere provate.

Ma sono rese verosimili da un segreto che la chiesa nasconde: sotto la basilica di San Pietro ad Aram è presente un’altra chiesa, molto più antica di quella visibile dalla strada. Si può accedere a questa seconda chiesa mediante una stretta scala dal transetto sinistro.

È una antichissima chiesa a tre navate, fondata ed usata dai primi cristiani come cripta per seppellire i morti durante le persecuzioni cui furono sottoposti dagli imperatori romani.

Si dice che questo ambiente sotterraneo sia il posto dove Candida abbia vissuto per tutta la vita senza abbandonare mai.

In questa chiesa sotterranea è inoltre presente un pozzo e Giovanni Villani, un cronista fiorentino del XIII secolo, ci informa che le acque di questo pozzo avevano il potere di attenuare i dolori del parto e favorire il lavoro delle ostetriche. Inoltre, i napoletani pensavano che bere l’acqua aiutasse anche gli uomini a ridurre ogni tipo di dolore.

La chiesa di San Pietro ad Aram costituì uno dei centri principali del culto delle anime purganti insieme al Cimitero delle Fontanelle e alla chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco.
Fu proprio da questa chiesa, in cui il culto per i resti dei morti probabilmente originò, che la curia di Napoli partì per stroncarlo reputandolo, non a torto, lontano dalla religione cristiana: nel 1969 il Tribunale ecclesiastico per la causa dei santi fece apporre nella chiesa un documento a firma del Cardinale Ursi che lo condannava come pratica non conforme ai dettami della chiesa cattolica.

La curia agì con anche maggior decisione, murando i teschi e le ossa presenti nella cripta paleocristiana.
La devozione verso le anime del purgatorio e i loro resti continuò, comunque, nonostante i divieti ecclesiastici: fino a poco tempo fa c’era chi portava fiori ed accendeva lumini persino davanti alle nicchie che erano state murate: la posizione dei teschi veniva tramandata oralmente.

Durante i lavori di restauro della chiesa sotterranea eseguiti nel 1930 furono trovati degli scheletri. Uno di questi fu identificato dal popolo napoletano come quello appartenente a Candida. Il teschio di tale scheletro fu messo in una nicchia di fianco all’altare nella chiesa superiore, esposto alla venerazione del popolo.

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